In laboratorio capita talvolta di assistere a fenomeni che sfuggono alla logica classica, ma che aprono spiragli su un ordine più profondo.
Accade, per esempio, quando una serie di sostanze, apparentemente isolate e indipendenti, comincia a comportarsi come un unico organismo.
È come se, condividendo uno stesso spazio, trovassero un ritmo comune: non più tante singole oscillazioni, ma una sola vibrazione che le attraversa tutte.
Chi ha osservato un gruppo di metronomi sa di cosa si parla: se vengono posti sulla stessa base mobile e lasciati oscillare a velocità diverse, nel giro di pochi minuti si sincronizzano spontaneamente.
Non serve un comando esterno: basta la vibrazione condivisa del piano su cui poggiano.
La fisica chiama questo fenomeno accoppiamento di fase, ma a un livello più profondo potremmo chiamarlo semplicemente coerenza.
La coerenza è uno stato della materia in cui l’energia smette di disperdersi per conflitto e comincia a organizzarsi per armonia.
Nel mondo biologico, questo significa che un sistema — una cellula, un tessuto, un organismo intero — non reagisce più per difesa, ma risponde per risonanza.
Invece di distruggere ciò che percepisce come “estraneo”, lo integra in una frequenza comune.
Questa visione rappresenta una svolta rispetto al paradigma tradizionale della farmacologia o della medicina, che tende a identificare un agente patogeno e a eliminarlo.
Il principio della coerenza, invece, suggerisce che la vita non si conserva combattendo, ma armonizzando.
Non si tratta di un concetto spirituale, ma di una logica energetica: un campo coerente è capace di sostenere la vita di molte forme diverse senza che una prevalga sull’altra.
Se osservassimo la materia con strumenti sensibili alla sua vibrazione — e non solo alla sua composizione chimica — vedremmo che i confini tra “nemico” e “alleato” diventano porosi.
Ogni molecola, ogni cellula, ogni organismo cerca un punto di equilibrio informazionale, una “porta” verso il centro comune del campo.
Quando quella porta si apre, tutto si organizza: le differenze restano, ma non fanno più attrito.
In un certo senso, la coerenza è la pace della materia.
È il momento in cui il movimento non genera più dispersione ma ritmo, e la vita può espandersi senza consumarsi.
Riconoscere e misurare questi stati potrebbe essere uno dei passi più importanti della scienza del futuro: imparare a favorire la coerenza nei sistemi, anziché la sopravvivenza dei più forti.
Perché forse il segreto della vita non è nella lotta, ma nella musica silenziosa che tutte le forme di materia possono suonare insieme, quando smettono di competere e cominciano a risuonare.
C’era una calma apparente che nascondeva quasi incredulità. I nostri partner erano appena tornati dal laboratorio dove avevano fatto tutti i test scientifici possibili per validare ciò che già sapevamo ma non era ancora stato visto oggettivamente.
Ora c’era tutto ed eravamo pronti per pubblicazioni ed articoli su questa rivoluzionaria tecnologia che aveva confermato di avere effetto immediato sulla materia ma anche di trasmettere senza limiti di distanza le informazioni ed i programmi frequenza oltre che rendere l’informazione sufficientemente densa da essere equivalente se non superiore in efficacia alle molecole create chimicamente in laboratorio.
Un passo per volta: prima di tutto avevamo bisogno di testare in maniera oggettiva una serie di intuizioni ed apparecchi creati che, con la loro emissione naturale o scelta dall’operatore, sapevano modificare gustoe aroma oltre che densità degli elementi appoggiati sopra.
Volevamo vedere cosa capitava all’interno della materia oltre che al campo invisibile attorno e non era un’azione facile poiché per certe misurazioni è difficile scegliere l’apparecchio adatto: il rischio è non vedere il cambiamento anche se c’è.
Il primo apparecchio utilizzato è stata una spettrometria, che permette di analizzare la composizione degli elementi ed il loro comportamento nell’ambiente attorno. Ogni elemento in materia ha una propria vibrazione e reagisce in un determinato modo agli agenti esterni . Ci sono mappature archiviate negli anni dai vari scienziati, che consentono di analizzare le curve e i dati in uscita, identificando le composizioni.
La prima prova è stata con un vetrino di microrganismi, prima senza nulla poi a cui era stato applicato uno dei nostri risuonatori (simile al disco Ego). Poi via all’irraggiamento e così l’uscita delle due curve di analisi. Ovviamente le due curveerano differenti (ma questo avviene normalmente poiché a meno di avere un materiale completamente inerte sotto, vi è sempre interazione).
Da qui il secondo test dove da Torino, tramite un JackAl abbinato alla piastrina bolognese mandavamo programmi di informazione e frequenza vedendo modifiche sostanziali al campo di emissione e assorbimento, in piena sincronia temporale con l’accensione e lo spegnimento del player. Questo già molto più interessante ed innovativo: l’utilizzo dimostrato è di poter inviare programmi e frequenze tra elementi entangled senza limiti di distanza. Un nuovo sistema per le trasmissioni che avverrebbe punto-punto, senza ritardi e possibili erosioni ambientali.
Con il terzo test abbiamo inviato programmi che utilizzavano le Logiche della Matrice per modellare il campo e vedere quanto fosse la permanenza nel tempo della modifica: una volta inviato il programma frequenza specifico, i microrganismi rimanevano modificati e non modellavano più il loro comportamento nonostante non fossero isolati dalle interazioni di contorno. Questo molto interessante ed innovativo poiché come applicazione permette di modellare la materia in base alla composizione di informazioni e frequenza ed ottenere modifiche fisico-chimiche degli elementi trattati in maniera permanente.
Quarto test è stata la vera sfida. Volevamo comprendere fino a che limite ci si poteva spingere: abbiamo testato l’inserimento in un liquido di un “programma condizionato” ovvero questo doveva modificare il suo comportamento non immediatamente ma al verificarsi di una condizione specifica con variabili che cambiassero i risultato ovvero il liquido doveva cambiare all’evento e in modo differente in base alla condizione trovata nell’ambiente al momento. Abbiamo generato volontariamente quattro condizioni diverse, una nulla e tre che attivassero la modellazione. Il test è stato effettuato con successo, con risultato nullo per la condizione non verificata, e variabile come richiesto per le tre condizioni attivanti successive.. incredibile. Come si può applicare una tecnologia di questo genere? Creare un disco o un’etichetta che, applicata su una bottiglia, attraverso la sua superficie programmata può modificare, in base alle caratteristiche magnetiche della persona che utilizza il prodotto, il campo dell’elemento interno, personalizzandolo per la sua massima esperienza ed efficacia. Definendone magari anche un’azione attivante, un tempo di funzionamento e una data di scadenza. Oppure un elemento applicato ad una racchetta da tennis, che accelera o rallenta le correnti magnetiche attorno, in alcune specifiche posizioni della sua superficie, cambiandone il modo in cui si muove nello spazio!
Oggi stiamo ancora pianificando nuovi test di laboratorio per vedere fino a che punto possiamo spingerci ma già oggi, con consapevolezza sappiamo di avere a disposizione una tecnologia che è avanti anni luce rispetto a quelle in utilizzo attualmente e che può portare benefici a tutti nel miglioramento della qualità di vita e sostenibilità nell’ambiente.
04/2024 Aggiornamento sulle prove scientifiche
Cogliendo l’occasione offerta da un amico che si occupa di pietre preziose, abbiamo voluto verificare la capacità di alcuni risuonatori, di modificare le caratteristiche fisiche degli elementi e l’occasione di poter misurare, con i suoi strumenti spettrometrici, l’impatto di un campo di frequenze sulle gemme era veramente interessante.
Le strutture cristalline di per sé sono per noi una sfida ardua poiché magneticamente sono stabili e possiedono, dal nostro punto di vista, in termini vibratori, delle vie di uscita ai sovraccarichi. E questo non permette di generare inerzie adatte al cambiamento della struttura.
Presi gli appuntamenti del caso, ci siamo incontrati nella sua zona di laboratorio, dove ha messo a disposizione 3 diversi strumenti che permettevano di vedere e misurare il campo di assorbimento della luce, ovvero la lunghezza d’onda a cui la luce proiettata all’interno di un cristallo veniva assorbita.
Fatti i dovuti settaggi, abbiamo scelto diverse pietre, concentrandoci in particolare su un rubino e uno zaffiro. E’ stata subito effettuata una misura preventiva per capirne lo stato, poi si sono posizionate le pietre in sequenza, prima su un programmatore Ego con punto luce UV e poi con l’aggiunta di una frequenza specifica emessa con cassa a conduzione.
Il risultato è stato anche qui sorprendente potendo misurare una variazione del punto di assorbimento della pietra di 1/5 del valore, in soli 3 minuti di trattamento. Tengo a precisare che il punto di assorbimento è il valore che distingue caratterialmente in misura una pietra dall’altra.
Visto il poco tempo a disposizione, ci siamo poi concentrati sull’indirizzamento condotto della diffrazione luminosa all’interno della gemma, cercando un effetto nel cambiamento della luminosità in uscita.
Abbiamo modificanto il settaggi o scegliendo una diversa onda di emissione del risuonatore inserendo un nuovo punto matrice.
Dopo il trattamento l’effetto veniva percepito chiaramente nelle linee di confine della gemma ma non risultava diffuso al centro della pietra.