Pillole di luce

Eccole lì tutte sparse sul tavolo come piccole saponette luminose con la coda che usciva da un lato, il cavo usb. 

Le accendevo una ad una collegandole al computer o alla spina del cellulare che aveva lo stesso attacco e pensavo.. magari mi compro uno di quegli apparecchi arcobaleno con mille prese usb così le accendo tutte assieme, una per ogni colore.

Ma quella RGB che ha tutti i colori in sequenza, dove la collego? E l’ultravioletto che nell’arcobaleno non c’è? Beh.. pensandoci bene, nell’arcobaleno ci sono 21 colori e ne vediamo solo 7. Posso attaccarlo ovunque che nessuno si accorge se sbaglio presa..

Assorto in questi profondi pensieri organizzativi osservavo lo spettacolo di tutte quelle piccole lampade k.Mini: ognuna aveva il suo colore ed un’emissione completamente diversa che la rendeva unica e adatta ad uno specifico compito. 

Queste piccole entità sono nate quando un amico aveva preso e ormai viveva in simbiosi con una k.Onirica, la lampada monocroma blu per dormire e, disperato dai continui viaggi, mi aveva chiesto se si poteva realizzare una versione portatile. 

Viaggiando tanto e cambiando molte stanze di albergo, al mattino avrebbe continuato a saltare giù dal letto dalla parte sbagliata (dove c’è il muro) ma almeno avrebbe dormito bene. 

La blu è stata la prima e più venduta a cui si sono poi aggiunte le altre… anche quelle che per difficoltà tecniche non erano realizzabili nelle monocrome. 

All’inizio le avevamo progettate con il filamento nano all’esterno, a forma di triangolo che teneva assieme la struttura e permetteva di fare programmi se collegata ad una media, poi l’abbiamo passato all’interno perché si rompeva troppo facilmente ed infine, con l’introduzione del Jack.Al, lo abbiamo eliminato in favore delle superfici programmate (un saggio diceva ciò che non c’è, non si rompe). Tanto con il programma sincronizzazione antenne si collegavano e usando il programma disconnessione si separavano così, se uno era in giro con la piccola a New York, poteva non far addormentare tutti a casa nel pomeriggio,.

La blu del sonno e della creatività, aveva poi un non so che di magico, un’energia leggera e, attraverso gli strati trasparenti incisi, proiettava bellissime geometrie sul pavimento. 

Successivamente, potendo osare con i led delle piccole, abbiamo finalmente creato la uv (luce di wood), il miglior campo di emissione per la notte. E lì si che i ghiri non si sono più svegliati.

A seguire sono nate la focus verde per la concentrazione e lo studio, la rossa per il fisico ed il radicamento, l’arancione per i rapporti e le relazioni, la rgb per ‘pettinare’ i campi stantii e ridare movimento a tutti i livelli, la bianca per elevare la coscienza e in ultimo la rosa, delicata ma potente, leggera come l’antigravità..

Qualche mese dopo tutto questo capitó un’occasione particolare: un gruppo di amici alienisti, che conosceva bene le nostre tecnologie, aveva chiamato per fare qualche esperienza con i campi e aveva chiesto di portare, oltre alle solite grandi, anche le medie. Il preavviso era poco e in casa avevamo solo una k.Rubra rossa, esattamente opposta al campo che serviva. Dicono che difficoltà ed opportunità viaggiano a braccetto.. 

Mumble mumble.. come facciamo?? 

Riflettevamo al tavolo, facendo volare la mini come un ufo..  ad un certo punto la facciamo atterrare sopra la Rubra.. ecco la soluzione! Si ride ma è geniale: si ottengono montagne di combinazioni e si crea il campo più adatto da due sorgenti che interagiscono. Da lì tre forellini ed una presa usb hanno fatto capolino sulla struttura della media.

Oggi ci sono tante piccole astronavine colorate che viaggiano per il mondo accompagnando i loro custodi e dall’angolo del comodino, dal bordo del tavolo o sul loro moderno Aereoporto k, vegliano sulle nostre menti.

Ps: Per natale scorso, presi da un raptus, abbiamo fatto versioni numerate con struttura bianca.. pare qualcuno l’abbia usate sull’albero dei desideri per collassare regali più belli..

Ninna nanna a frequenza

Era oramai quasi mezz’ora che la mia amica mi raccontava le gioie notturne dell’essere neo-mamma.. parlava, parlava, parlava e nel mio piccolo cervello si stava componendo la chiara immagine di una scena dell’Esorcista, dove la piccola indemoniata si arrampicava sui muri, gridando cose irripetibili agli spettatori.

Mi raccontava delle notti, insonni a ritmo alterno, dove ogni dieci minuti faceva un’ora sveglia e non ne poteva più. Trainato dall’immagine prima, ho pensato fosse ora di chiamare un prete poi si è fatto strada il più semplice pensiero di una pistola a narcotico, che più pratica, può funzionare bene anche dalla poltrona.

Dicono che quando due pensieri assieme sono troppo stupidi per essere sostenuti dalla vita, interviene una forza divina che ti riporta in strada. Vedo allora apparire nella mia mente il neonato in questione, con occhi rimarchevoli che batte il piede sul pavimento porgendomi un oggetto. Dalla mia bocca esce solo un gemito: creiamo una lampada per la notte!

Ma che colore e frequenza possiamo utilizzare? Mi lambicco il cervello, lo gratto “magneticamente” ed esce: durante la notte siamo distesi, la nostra schiena è parallela al terreno.. ehm…. quindi… se di giorno domina l’aria della mente, di notte domina l’acqua… la mente trascina i sogni dentro l’acqua del corpo, generando frequenze che lo raddrizzano. Tutto questo nel blu di mezzanotte dove, intera, si esprime la bellezza del cambiamento.

Il pensiero è talmente accogliente che quasi mi addormento..

Sento una voce in lontananza… ah ecco la mia amica sta ancora parlando al telefono. La liquido rapidamente e parto con disegni e progetti. Ne esce un bellissimo tempietto ancora senza nome. Combino a caso suoni astrusi cercando di dare ordine.. poi proprio il disegno, stufo delle mie peregrinazioni e quasi sorridendo, mi dice Onirica.. mi chiamo K.Onirica e smettila con tutte quelle scemenze che poi mi vergogno.

Tronfio della nuova uscita, montata parlandole come si fa alle piante (ehm.. forse lo faccio solo io..), la collego alla corrente e scopro che fa bellissime geometrie sul soffitto, quasi lo avessi fatto apposta. Penso: piacerà molto ai bambini che al posto di contare le pecore conteranno le stelline luminose sopra la culla.

Passa qualche giorno per le rifiniture e scopriamo che un sacco di amici hanno problemi di sonno e che inghiottono qualsiasi cosa per morfeizzarsi.. ne scegliamo alcuni e diamo il magico prodotto. Capiamo nei giorni dopo che con la chimica bisogna integrare e studiamo le frequenze da abbinare: nascono da qui Sblocco energetico (ripristina il movimento delle informazioni nel corpo) e Dormire bene che lavorano alla grande abbinate a quella Detox.

Negli anni a venire scopriremo che le applicazioni erano molto più ampie e che donando ore di sonno pieno e piacevole le persone avevano anche tanta leggerezza e meno problemi durante il giorno.

Molti poi l’hanno utilizzata anche di giorno accendendola durante le loro ore attive per migliorare le loro creazioni artistiche e alcuni per meditare: il suo campo donava la leggerezza all’animo e con l’uso del programma specifico li portava facilmente in onda theta.

…e alla fine i custodi delle lampade dormirono tutti, felici e contenti, con la magica luce ben posizionata ed accesa nell’angolo nord della camera e la zucca parcheggiata nel garage.

Le segrete avventure di un’amica animale

Domenica scorsa, dopo diversi giorni di pioggia ero andato in maneggio a trovare la Timsa (non è una cara amica di qualche oscuro paese lontano a cui il genitore ha dato un esotico nome, ma la simpatica bianca cavalla lusitana che da anni domina la scena della domenica). La Cha’ come sempre si occupava di creare un po’ di tafferuglio in giro e a me dispiaceva lasciare il cane stravaccato nel suo salotto mobile, con un sole così bello. Prendo il coraggio a quattro mani, vado alla macchina e decido di dare un tono sportivo alla giornata, portando a spasso Evi nei campi dietro alle scuderie.

Per l’avventura scelgo la longe da 5 mt, la lego al collare e via, si inizia la passeggiata.

Da subito la sobria cagnetta di un anno e mezzo e 65 chili, talmente bionda che la riesci a vedere anche con la fitta nebbia padana, inizia a tartufare (ndr. mette il naso a terra leggendo il giornale locale), travestendosi da astuto cane da caccia e parte a fucilata seguendo le tracce, con me al seguito. In questa situazione, non si capisce bene chi porta chi.

Per terra c’è ancora il fango per la pioggia dei giorni scorsi e le mie scarpe hanno la suola da skateboard, quindi praticamente liscia, ogni tanto scivolo ma a parte qualche professionistico passo di danza, nulla di che.

Dopo 20 minuti di camminata pattinando, arriviamo al grande campo dove passa un contadino col suo trattore rosso. Simpatico ed amichevole, saluta il cane guardandolo dall’alto e la piccola alana lo osserva, ringalluzzendosi e tirando un poco il guinzaglio per inseguirlo. Il dominio del capo si vede in alcune circostanze e questa sembra proprio una di quelle: la tengo, facendo un finto grigno diabolico con la faccia cattivissima come mi è stato insegnato anni fa, il cane mi guarda perplesso e si ferma ad osservare lo spettacolo. Compiaciuto dell’effetto addestrativo, procediamo tranquilli.

Dopo un po’ di tira e molla lungo la strada di terra, la faccio scendere nel campo fangoso mentre rimango sulla strada rialzata.

Evi si ferma, alza la testa e scruta il lontano orizzonte al fondo dell’infinito campo, dove il puntino rosso del trattore si muove ancora e dove il contadino assonnato la saluta palesemente.

Come in un campo dei potenziali, il cane osserva e vede tutte le possibilità.

Io inavvertitamente penso: magari la lascio libera per un po’ così si diverte. Non finisco il pensiero che metto a fuoco il suo sguardo diritto su di me, dominato da un cambio netto e determinato nei sui occhi.. sembrava quasi divertita all’idea di ciò che stava per capitare e…. via! Parte a fucilata come se il guinzaglio gliel’avessi già tolto… porc*.. mi da uno strattone così forte (5 metri di slancio) che salto dalla strada al campo fangoso 2 metri più in basso, dove pattino come facessi sci d’acqua!

Miracolosamente riesco a tenere l’equilibrio e dopo una decina di metri dove ho battuto il record di salto triplo in assetto asimmetrico, si ferma il tutto.

Per sopravvivenza, decido di liberarla e lei riparte a rincorrere la malcapitata preda di adatte dimensioni (il trattore)… Sparisce come un puntino all’orizzonte e già penso alla paternale che mi aspetta a casa per aver perso il cane.

Con fede incrollabile nel Creatore rimango impassibile e cammino leggiadro e libero sulla strada sterrata. Nel delirio della situazione passata penso: avessi messo l’antennina, le farei un bel programmino per farla rientrare (oppure potrebbe sentire meglio i miei improperi anche da laggiù).

Animal Bone è una piccola medaglietta per i nostri amici quadrupedi che può essere collegata al JackAl e ricevere programmi frequenza ed informazioni. Alcuni la accoppiano ad un Blue-R personale in modo da creare una piccola rete dove, tramite la frequenza i pensieri sono messi in comune con il proprio animale e ci si capisce meglio.

Penso alla velocità con cui ha fatto tutti quei metri e mi immagino come sarebbe un alano a fare Flyball e sorrido.. Anni fa, tra i primi ad usare questo sistema ci sono stati due amici, che fanno da anni gare di Agility (che tutti voi conoscete bene) e Flyball (sport canino da assatanati appassionati, che lanciano a tutta velocità i loro cani in un campo, a rincorrere una palla sparata a 200 da una macchina, misurando il tempo con cui non uno, ma l’intera squadra canina termina il percorso). Con loro funzionava bene, mettevano l’ossicino al collare del cane, facevano girare il programma dedicato prima della gara e guadagnavano secondi sul giro.

Tempo di finire il mio pensiero ed il mio adorato cane, non so se per paura del ceppo magnetico al collare o per sua semplice bontà d’animo nel vedermi inerme ed abbandonato, ritorna.

Infangati, lei fin sopra l’ultimo pelo, io ovunque, rientriamo..

Pensando a come non farmi beccare, la rimetto così com’è, fangosa e un po’ bagnaticca, nel baule.. tanto la macchina è già zozza.. mica si accorgerà..

Pensando di farla franca, chiudo la porta e sento un’oscura presenza alle mie spalle che mi chiede: “Tutto bene col cane?”, Io in un lampo penso: “Come ha fatto già a beccarmi?” ed osservando lo stato dell’auto rispondo con leggerezza: “Perfetto, è stata un’amore!”, saliamo, il cane si scrolla tirando gli ultimi schizzi di fango su tutti i vetri e a quel punto non mi tengo più al ridere..

Aria pulita in autostrada, brezza marina nella mente.

L’inquinamento è la presenza di informazioni che divengono particelle dislocate in spazi non equilibrati rispetto al flusso della dimensione temporale osservata.

Wow che super frase d’effetto… ma cosa significa??

Avete presente gli epici viaggi per il we lungo di Pasqua, dove tutta la nazione assieme si dirige all’unisono al mare, quasi fosse stato reso operativo un decreto presidenziale?

Durante quei viaggi avrete notato tutti che, sulle autostrade, in corrispondenza dei ponti, si sente la macchina fare tutump tutump… come se la strada fosse stata fatta con i lego.. – Ndr In realtà si chiamano giunti isostatici e servono per ammortizzare le deformazioni termiche del materiale ovvero fanno in modo che il ponte d’estate non salti in aria e d’inverno non cada giù..

Lasciando perdere le divagazioni tecniche, diciamo che il tempo in cui sviluppiamo la nostra vita – Ndr “interessante questo termine.. come la luce in una fotografia.. scusate oggi proprio non ce la faccio a non deviare– è come una strada fatta con i lego, mattoncini (frammenti) di una certa misura che sono uniti da “giunti magnetici” invisibili.

In questo panorama, noi (Osservatori) siamo i turisti alla guida della macchina (il nostro corpo) e la nostra velocità è abbastanza alta da non farci sentire le connessioni, come se volassimo a pochi centimetri da terra e la strada fosse tutta un unico pezzo.

Nella natura, i giunti invisibili sono porte che ci alzano e aprono il blocco rendendolo grande quanto uno schermo, ci fanno entrare nelle molecole dell’asfalto, dove scopriamo l’intero panorama di prima per poi uscire alla fine del blocco, prendere aria e rientrare in occasione del giunto successivo. Ci sono quindi migliaia di autostrade dentro l’autostrade e, come al cinema, con un certo ritmo di entrata-uscita non vediamo più le singole immagini ma il film intero, senza interruzioni.

Diciamo poi che questi schermi-immagine sono fatti da pixel, ovvero piccoli quadratini di una dimensione specifica, composti a loro volta da altri quadratini, sempre in proporzione ma ancora più piccoli e tutti assieme creano l’immagine. Questi sono distribuiti ovunque e si muovono in tutte le direzioni.

Alcuni, particolari, convergono diritti verso di noi, e di solito sono collocati nello schermo in basso (campi acquosi) altri, di solito nella parte alta, spingono in avanti (campi aerei). Quando nella nostra famosa via per il mare procediamo tranquilli, senza cambiare corsia, frenare o dover accelerare, le due aree hanno la stessa energia e ci danno una mano a procedere dritti e armonici, come lo slancio di una macchina che scende al mare (grazie inerzia!).

Ora, quando alcuni gruppi di pixel che magari hanno lo stesso colore si uniscono assieme o sono vicini, si generano forme, macchie visibili all’interno dello schermo.

Questi sono elementi chimici o materiali che,
se vengono verso di noi, sono liquidi,
se si allontanano, sono gas.

Se il movimento generato da questi pixel uniti, esce dal baricentro, come potrebbe fare per la macchina una gomma sgonfia, il campo tenderà a deviare dalla traiettoria ottimale, alcune parti dello schermo man mano non saranno più visibili e noi, per rimanere in strada, dovremo utilizzare energia tenendo sterzato il volante per andare diritti. Questi elementi sono gli inquinanti.

Non esistendo pneumatici e autogrill nel campo magnetico (almeno non lo ho ancora visti) ed essendo la strada in questione “elastica” noi, con un colore scelto bene, possiamo sbattere l’asfalto dal fondo muovendolo oltre l’altezza degli ‘schermi’, come un tappeto e fare in modo che lo sporco voli via e poi, con un pettine della misura giusta, andare avanti e indietro, orientando ciò che rimane.

Il colori quindi danno la tensione al tappeto e le geometrie incise sono il pettine: ecco quindi spiegato come funzionano gli strutturatori dell’acqua Walter e dell’aria Ehir.

Le spiraline del potere

Due piccoli bottoncini hanno fatto capolino sulla mia scrivania.. li osservo quasi sospettoso. Come fanno due oggetti così piccoli ad ottenere tutti i risultati di cui si parla?

Guardo meglio nel tentativo di scorgerne i meccanismi, di carpirne qualche segreto.

Un sottile filo nero di metallo avvolto a spirale da una parte e una rondellina dall’altra.  Il telefono suona, mi distraggo un attimo, giusto il tempo di fare due parole ed ecco, non trovo già più uno dei due miracolosi manufatti. Sudo sette camicie per le mie paure poi mi dico che alla fine, per quello che sono, costano poco e la disperazione viene meno. Fatto il pensiero magicamente riappare la dispersa, si era solo fatta un giro sul tavolo (probabilmente rispondendo l’ho spostata) ed era solo un po’ più in là.

Penso: “piccole così è meglio averne cura poiché in un attimo si perdono”. Decido quindi di non buttare il sacchettino con cui mi sono state consegnate e di utilizzarlo per riporle quando non le uso.

Ri-penso: “Stasera ho la partita di pallavolo e voglio proprio utilizzarle, così mi faccio la figura del campione anche se nell’ultimo mese non ho fatto nulla..” Dicono che applicate in alcune parti del corpo danno più energia e fanno saltare di più.

Mi ravvivo e rientro dai miei pensieri, tra poco devo uscire, se no farò tardi. 

Inizio le operazioni e cerco il cerotto da garza che avevo comprato tempo fa.. proprio giusto come consigliato: quello della 3M, il Micropore, dicevano che la colla usata, dava meno fastidi alla pelle e teneva i 3giorni necessari per la mia applicazione. Potrei usarle solo per la partita di stasera, ma se funzionano così come dicono chi le toglie più! 

Taglio quindi un primo strato di nastro, prendo la prima spiralina, taglio un secondo strato e faccio un sandwich ‘imbottito’ con la spirale

Mi accorgo che per quest’uso la spirale deve spingere energia nel corpo quindi deve essere posizionata con l’anello di metallo verso la pelle.. ovviamente ho sbagliato il lato adesivo del cerotto e mannag*… devo rifare tutto da capo. 

Rimanifesto il panino e… dove le metto? Ci sono tante posizioni utili.. i piedi, le anche… scelgo le spalle: appiccico il primo panino a destra, metà strada dal collo, nella zona morbida del trapezio e la seconda simmetrica.. sento subito un po’ di leggerezza alle spalle, ma nulla di particolare. 

Volo al Palasport dove i “nemici” della serata, sono già lì pronti che si scaldano con un tifo da stadio.. mi svincolo tra la folla e volo a cambiarmi.

Dopo 5 minuti sono in campo e inizio a correre, chiacchiero con i miei compagni e mi sento più sereno del solito (saranno i superpoteri delle spiraline), mi scaldo velocemente e inizio a palleggiare. Le spalle sono veramente leggere ma anche il corpo è più reattivo. Arriva il momento delle battute, di questo sono un maestro. Alzo la palla con un pizzico di effetto, la tocco preciso e forte come so fare e… la palla si schianta sul muro di fondo! Intendo: non la linea di fondo campo, proprio il muro di fondo, lasciando anche un bel segno sulla parete, con le righe del pallone. Ma come cavolo è possibile?? Dall’altra parte della rete già ridacchiano. Forte di tutto il mio fastidio, trovo finalmente il ritmo giusto e le nuove lunghezze.

Inizia la partita. Ho saltato come un grillo e sono riuscito a fare muri praticamente impossibili. Alla fine perdiamo, ma ci siamo divertiti e stranamente non sento la stanchezza. Vado a fare la doccia e.. dimentico le spiraline addosso. Me ne accorgo rivestendomi, controllo che sia tutto a posto e sembra nulla si sia rovinato, il cerotto ha tenuto e sento ancora leggerezza. Mi vesto rapidamente, vado tutto soddisfatto verso casa e uscendo dagli spogliatoi, imbacuccato per il freddo cane, passo di fianco alla curva avversaria, per l’occasione schierata davanti all’unica uscita. Due tifose dell’altra squadra parlottano allegre e dicono tra loro:”ma hai visto quello che quando schiacciava rimaneva per aria ore aspettando che la palla scendesse verso di lui?? Incredibile”. 

Questa volta ridacchio io con il mio segreto e leggero come appena riposato me ne esco. Magari dopo cena vado anche in discoteca.

Aggiunta di qualche giorno dopo: nei giorni successivi ho notato che il ricupero dalla stanchezza della partita è stato molto più rapido e praticamente zero acido lattico!  

Pronti per volare

Il tappeto magico che fa volare

Ed eccoci qui.. finalmente vi è arrivato il nuovo tappetino Frequency nella sua superbusta di design… lo avete estratto con cura e lo osservare reverenziali… vi sbambolate e vi chiedete: “cosa ne faccio”? 

Avete letto la guida noiosamente esaustiva sulle tecnologie da altro mondo che sono all’interno, ma sinceramente non sapete come iniziare.. provate ad aspettare che il tappetino vi parli e si posizioni da solo facendo magie, ma l’unica cosa che avete sentito erano voci lontane nella testa, mentre il tappetino rimane davanti a voi, immutato nel suo stato.

Il motivo per cui l’avete comprato vi risveglia dal caldo tepore dei vostri pensieri e vi manda una fitta lancinante alla schiena.. passato il momento delle imprecazioni per l’orto, dove siete stati per una settimana di fila piegati, decidete di agire e utilizzarlo. 

Un flash: vi ricordate che nella guida c’era scritto che il tappetino andava posizionato con il lato libero, senza etichetta verso il corpo.. sembra morbido e vi sdraiate sopra. Pochi secondi ed iniziate a sentire un caldo tepore che si diffonde nel corpo ed il fastidio alla schiena inizia a passare quasi ovunque tranne che in uno strano punto…. proprio sotto il collo. Come ci fosse qualcosa che sporge dal tappetino.

Illuminazione: il Jack.al!

L’antennino con cui potete far partire i programmi frequenza. Lo togliete dalla taschina a lato del tappetino e lo provate ad inserire nel vostro fiammante iphone nuovo dove ovviamente c’è un attacco diverso dal classico rotondo delle cuffie. Altro giro di imprecazioni ma questa volta, con meno mal di schiena, un sorrisetto fa capolino sulla vostra bocca mentre il pensiero di aver finalmente fatto un acquisto come si deve si fa spazio dai meandri del cervello. 

La felicità è un campo magnetico che crea e vi ricordate che da poco hanno aperto il negozio dei cinesi sotto casa, dove hanno anche la sezione tecnologia. Scendete e in un batter d’occhio vi trovano ben due soluzioni: un connettore senza fili Bluetooth o un adattatore da inserire dove si carica il cellulare con all’altro capo il foro adatto per il nostro antennino. Scegliete alla modica cifra di 5 euro il secondo è finalmente siete pronti.

Vi risistemate e una volta collegato il tutto andate sul sito frequencymatrix.com, cliccate sulla sezione frequenze nel menu in alto e poi preliminari e generali dove scegliete prima antidolorifico poi antinfiammatorio ed infine equilibrio medium da 10min.. vi appisolate durante il trattamento e fate persino un breve sogno, molto reale.. dopo mezz’oretta ed un sano sonnellino vi trovate come nuovi, ristorati senza più dolore e soprattutto di ottimo umore.

Riflettete ad alta voce: “Cavoli questo coso lavora bene anche sul pensiero”. Riponete il jack nel taschino della Frequency per non perderlo e, levitando a 30cm da terra, vi dirigete grazie alla sola intenzione in cucina, dove la vostra metà vi ha preparato una splendida e sana cena col Disco Ego.

Fiore dell’Acqua, il benessere a ogni sorso

L’acqua è da sempre considerata l’elemento della vita: densa di idrogeno, il risonatore magnetico per eccellenza, è un elemento fondamentale per la nostra salute e benessere.

Si potrebbe arrivare a dire che l’acqua è la batteria del tempo in materia ed in certo senso è vero perchè dal nostro punto di vista, il rapporto tra idrogeno e ossigeno ( che di per sè sono 8 idrogeni), definisce il ritmo con cui fluisce il tempo.

Inoltre è viva, al suo passaggio raccoglie e registra tutto quanto avviene nel suo cammino come un hard disk e lo ri-trasmette alle altre acque che incontra nel suo transito.

Come ogni elemento in materia, ha una sua frequenza vibratoria e il proprio modo di svilupparsi, cambiare ed evolvere. il modo è una frequenza e si mostra ciclo per ciclo con rapporti tra le forme, angoli reciprochi e rivoluzioni che riportate fedelmente su un piano generano una bellissima geometria che abbiamo chiamato il Fiore dell’Acqua.

Le geometrie naturali sono sempre dominanti rispetto a quelle in disequilibrio poichè vibrano assieme al contorno che ne dà forza. E’ possibile quindi sfruttare questa caratteristica per ripristinare la vibrazione originale dell’elemento, rendendolo puro.

Come si può utilizzare questo disco? Per poter strutturare la vostra acqua basterà appoggiare la caraffa o il vostro bicchiere (meglio se di vetro) sul disco per almeno 9 secondi e l’acqua contenuta sarà pronta per voi. Non esistono controindicazioni o limiti di tempo nel tenere l’acqua sopra sopra il disco.

Un piccolo accorgimento utile: acque fredde e molto minerali necessitano di più tempo per l’allineamento dei campi: in questo caso sarà sufficiente attendere di più prima di bere.

Disco Ego e frequenza personale

Tutti sappiamo che all’interno di un qualsiasi prodotto di cui facciamo uso, strato per strato, coesistono tutti i pensieri e le vibrazioni di chi l’ha creato e di tutti gli eventi che l’elemento ha vissuto nel suo percorso.

Sarebbe bello avere il tempo di coltivare personalmente il proprio cibo e le proprie bevande, oppure prodursi direttamente le creme e i saponi che utilizziamo, ma la società attuale impone ritmi che non permettono di farlo.

Il Disco Ego usa una tecnologia che lavora sui feni magnetici, ovvero l’impronta magnetica specifica della persona, con cui possiamo registrare le nostre caratteristiche su una superficie e ridistribuirle su tutto ciò che viene posto sopra, avendo quindi lo stesso effetto che avremmo se fosse stato sviluppato e prodotto direttamente.

Il suo utilizzo è facile! Per poter strutturare cibi, bevande o prodotti per la cura personale è necessario innanzitutto registrare il vostro fene sulla superficie: questo avviene posizionando un qualsiasi dito della mano sul foro centrale per nove secondi: una volta terminata questa semplice procedura il vostro disco sarà pronto per l’uso. La registrazione del fene personale perdura nel tempo e non è necessario ripeterla. Se lo usate in famiglia potrete ripetere la procedura con ogni membro o ospite e il disco registrerà e riconoscerà il fene di ognuno. Una volta terminata la registrazione sarà poi sufficiente posizionare il piatto o il vostro bicchiere al centro del disco, lato dorato, per tre secondi e questo ne acquisirà la struttura specifica di chi l’ha appoggiato.

Alcuni elementi, solitamente i più lavorati oppure freddi sono più lenti nell’adattamento: in questo caso, una volta passato l’elemento sul disco, basterà attendere di più prima di assaggiarlo, non sarà necessario altro.

Un consiglio: provatelo con lo shampoo e vedrete che differenze!

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